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“ZANETTO” Melodramma in un atto di G. Targioni Tozzetti e G. Menasci (Ediz. Sonzogno)
Prima rappresentazione, Pesaro: Liceo musicale Rossini, 02/03/1896
Silvia, sola sul terrazzo della sua casa, rimpiange la sorte che ha fatto di lei una donna ricercata, corteggiata, desiderata da tutti, ma priva dell'unica cosa che dia senso alla vita: un amore vero, onesto, puro. Mentre è assorta in questi pensieri, si ode da lontano la canzone di Zanetto, un trovatore che gira di città in città, libero e spensierato. Zanetto senza avvedersi della presenza di Silvia, raggiunge la terrazza e si sdraia su una panca dove presto si addormenta. La vista di quel giovane desta in Silvia una improvvisa tenerezza: dopo tanto tempo, sente palpitare in cuore un sentimento nuovo. Zanetto si risveglia e colpito dalla bellezza di Silvia, chiede alla sconosciuta di poter restare vicino a lei, per sempre Silvia è combattuta: vorrebbe trattenere Zanetto presso di sé. Ma il sogno d'a-more non può mutarsi in realtà. Adduce come scusa d'essere ve-dova, povera: il giovane insiste, poi, visto vano ogni sforzo, anch'e-gli dice addio al suo sogno d'un attimo, e rivela di essere a Firenze per incontrare Silvia, regina di bellezza, ricca e prodiga, il cui solo sguardo basta a far innamorare. Si dice però che Silvia porti sventura a chi l'ama. Il giovane, senza sospettare nulla, chiede alla stessa Silvia se recarsi o no dalla bella cortigiana Silvia lo sconsiglia e mentre Zanetto si allontana, scoppia in lacrime, ringraziando Amore che è riuscito a farla piangere ancora.
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