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Pietro Mascagni (21.11.1892)
"La mia opera è come il vino: più s'invecchia e più diventa buono. Ma il pubblico non è preparato ancora a questa modernità della musica e non intende abbastanza quello che ho voluto fare. Ma perchè, mentre tutto si evolve, la musica dovrebbe rimanere immobile, costretta fra i vecchi canoni?"
Il musicista Ermanno Wolf-Ferrari nel 1940 scrive:
"… chi come colui che scrive, ripensando alla propria adolescenza ricorda il fanatismo che destò in quei tempi in tutti gli italiani ( e in tutto il mondo poi) l'apparire della Cavalleria Rusticana e ciò confronta col fatto che oggi non v'è dilettante imbecille che non si creda in dovere di "giudicarla" freddamente e fare lo schizzinoso, non può fare a meno di fare delle considerazioni malinconiche sul variare delle mode, che con l'arte nulla hanno a che vedere e alla cui influenza pochissimi sanno resistere… Non amo la polemica; in arte poi senza frutto affatto. Che chi vuol capire capisca da sé. Ci sarebbe troppo da dire…"
Il direttore d'orchestra Vincenzo Bellezza nel 1940 scrive:
"…Il giovane, modesto Maestro, che giunse a Roma nel 1890 col cuore gonfio di melodie e di belle speranze, ha affinato per "Iris" le sue armi, ed affronta ora problemi di armonia, di cultura superiore. Dopo essersi lanciato nel travolgente vortice luminoso dell'inno, si esprime nelle tenebre del preludio del terz'atto con una sequenza di terze diatoniche per moto contrario - esempio pratico del sistema esacordale che fa stupire data l'epoca. Un'anticipazione di quella che sarà una delle pietre basilari della scuola francese del principio di questo secolo."
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